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“PIANO DEL CONSUMATORE, QUALE VERITA’?”

Con il nuovo caso che oggi esponiamo, vogliamo evidenziare, ancora una volta, la discrezionalità che, purtroppo, caratterizza l’applicazione della legge sul sovraindebiatmento, mettendo a confronto il modo di operare di due Tribunali, quello di Milano e quello di Pavia.

  • Presso il Tribunale di Milano è stata depositata dallo Studio Legale Stracuzzi una proposta di Piano del Consumatore con la relativa relazione di fattibilità positiva firmata dall’OCC nominato dal Tribunale.

Era stata individuata come possibile la proposta di Piano del Consumatore, secondo quanto previsto dall’art. 7, 8, 9 e seguenti della L. 3/2012, per far fronte alla complessiva situazione debitoria;

Il debito complessivo era relativo al mutuo ipotecario, e pari ad euro 172.933,33(cointestato con la sorella), il debitore risiedeva nell’immobile unitamente al padre ed al fratello entrambi affetti da gravi patologie e l’immobile era in fase di vendita all’asta;

In considerazione della comproprietà del bene, causa dell’indebitamento per entrambi i ricorrenti, si era deciso di presentare un’unica proposta di piano del consumatore facendo riferimento ai redditi dei due soggetti da mettere a disposizione congiuntamente per la procedura da sovraindebitamento;

L’accoglimento della proposta di piano del consumatore si presentava più vantaggiosa rispetto all’ipotesi liquidatoria così come previsto dall’art 7 della legge 3/2012:” E’ possibile prevedere che i crediti muniti di privilegio, pegno o ipoteca possono non essere
soddisfatti integralmente, allorché ne sia assicurato il pagamento in misura non inferiore a quella realizzabile, in ragione della collocazione preferenziale sul ricavato in caso di liquidazione, avuto riguardo al valore di mercato attribuibile ai beni o ai diritti sui quali insiste la causa di prelazione, come attestato dagli organismi di composizione della crisi (…),

 

in quanto avrebbe permesso:

  • di far fronte alle spese di procedura esecutiva e del compenso O.C.C. nell’arco di 18 mesi;

2) di rimborsare, a differenza della “Liquidazione del patrimonio”(65%) – nell’ambito della procedura esecutiva -, interamente il creditore ipotecario (100% euro 172.933,33 oltre alla corresponsione per 18 mesi del preammortamento pari ad euro 4.500,00 ed al pagamento degli interessi sulle singole rate per tutta la durata del piano pari ad euro 21.520,61, per un pagamento complessivo all’ipotecario di euro 198.953,9;

3) di soddisfare i debiti chirografari contratti per il sostentamento familiare nel periodo della disoccupazione nella misura del 28,77%.

 

– Al deposito del piano in oggetto seguiva, però, un provvedimento di inammissibilità da parte del giudice delegato, che rilevava che la proposta di pagamento così come prospettata non potesse trovare accoglimento in quanto non ritenuto ammissibile il pagamento rateale del debito ipotecario superiore all’anno in quanto in violazione dell’art 8 comma 4 della legge 3/2012.

Specificando – poi che con quanto disposto con l’art 8 comma 4 legge 3/2012 il legislatore intende accordare un possibile differimento temporale fino ad un anno del soddisfacimento del creditore garantito, cosicché allo scadere dell’anno il pagamento del creditore garantito previsto dal piano deve essere ultimato e non, come è inteso dal ricorrente, consentire che detto creditore venga pagato ratealmente a partire dalla data successiva di un anno all’omologa del piano”.

  • Tale provvedimento di inammissibilità veniva immediatamente reclamato con le seguenti argomentazioni:

– A differenza di quanto ritenuto dal giudice delegato, nel caso in oggetto il debitore prevedeva sin dalla prima rata, il pagamento contestuale anche del mutuo ipotecario, sotto forma di preammortamento,. Di fatto, dunque il pagamento del credito ipotecario non veniva sospeso.: “Dal 1° mese successivo all’omologa fino al 18° mese i debitori pagheranno una rata di euro 250,00 relativa al preammortamento del mutuo, (per un totale di euro 4.500,00) che si andrà a sommare alla rata prevista per la prededuzione”(..);

– Tale interpretazione dell’art 8 comma 4 della legge 3/2012 è sembrata una personale analisi svolta dal giudice delegato in quanto la legge nulla specifica in tal senso.

 

– Infatti, l’art 8 comma 4 della legge 3/2012 prevede che: “La proposta di accordo con continuazione dell’attività d’impresa e il piano del consumatore possono prevedere una moratoria fino ad un anno dall’omologazione per il pagamento dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, salvo che sia prevista la liquidazione dei beni o diritti sui quali sussiste la causa di prelazione”

– E’ dunque evidente che, la norma non precisi in alcun modo che il pagamento del creditore ipotecario debba essere esaurito nel corso di un anno.

– Tale applicazione della norma andrebbe, infatti, in contrasto con la finalità stessa della legge sul sovraindebitamento. Risultando, di fatto, impossibile per un soggetto sovraindebitato poter affrontare in un solo anno un pagamento così impegnativo.

– La legge 3/2012 si caratterizzata, infatti, per la sua natura premiale volta com’è, proprio con il piano del consumatore, a riconoscere a quei soggetti che provano la loro meritevolezza e l’assenza di colpa nelle cause del sovraindebitamento, come nel caso di specie, la possibilità del così detto “fresch start”, nuovo inizio.

-Si precisa, inoltre, che il debitore con la sua proposta di piano del consumatore ha proposto il pagamento integrale dell’intero debito con il suo creditore ipotecario e non una somma “stralciata”, garantendo allo stesso una soddisfazione evidentemente maggiore rispetto all’ipotesi liquidatoria (così come disciplinato dall’art 7 della legge 3/2012).

Infatti, la proposta di piano prevedeva di rimborsare interamente al 100% il creditore ipotecario (euro 172.933,33 oltre alla corresponsione per 18 mesi del preammortamento pari ad euro 4.500,00 ed al pagamento degli interessi sulle singole rate per tutta la durata del piano pari ad euro 21.520,61, per un pagamento complessivo all’ipotecario di euro 198.953,9.

Invece, con la vendita all’asta avvenuta nell’ambito della procedura esecutiva immobiliare il creditore ha recuperato la somma di euro 124.000,00 pari al 65% del suo credito.

 

A seguito del reclamo il Tribunale Meneghino si riuniva in sede collegiale rigettando il reclamo e confermando quanto già deciso dal giudice delegato;

 

  • Opposta alla prima si presenta la pronuncia del Tribunale di Pavia che si affianca a quella della maggior parte dei Tribunali d’Italia. Ovvero, in pieno rispetto di quanto disposto dall’art 7 della legge 3/2012; “(…) a Paviail Giudice, ha accolto la proposta di piano del consumatore che prevedeva il pagamento del creditore ipotecario in 10 anni offrendo la cifra indicata nel prezzo base d’asta a cui venivano aggiunte le spese della procedura esecutiva e del professionista OCC.

 

Dunque, mentre a Pavia il debitore ritornerà in possesso della propria casa pagando in 10 anni il piano del consumatore, invece a Milano il debitore si vedrà sottratto la propria casa non avendo garantito lo stesso diritto.

– Quanto sopra esposto evidenzia in modo inconfutabile che la discriminante di questa “nuova” procedura è data esclusivamente dai professionisti e dagli operatori del diritto coinvolti che, di volta in volta, scelgono come interpretare la legge, a favore del debitore o meno. Questo in quanto la legge 3/2012 non presenta un impianto normativo esplicito e di immediata interpretazione.

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“LA CAUSA SI VINCE EVITANDO IL CONFLITTO GIUDIZIARIO E TENTANDO SEMPRE LA MEDIAZIONE.”

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